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Ci diamo del "tu" o del "lei"?

  • Immagine del redattore: Erica Zito
    Erica Zito
  • 14 giu 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 17 giu 2025


Non esiste una risposta semplice e univoca a questa domanda.

Infatti, ogni sfumatura comunicativa ha un peso, e la scelta del "tu" o "lei" non fa eccezione.

Oggi, vengono utilizzate entrambe le forme, a seconda delle esigenze e del momento del percorso.

Tradizionalmente, l'uso del "lei" ha dominato l'ambiente terapeutico. Questo perché rende idealmente più semplice mantenere una certa distanza formale, cosa che, in certe persone, può infondere un senso di sicurezza e professionalità, chiarendo immediatamente i confini della relazione. Per alcuni pazienti, specialmente nelle fasi iniziali, il "lei" crea una sorta di protezione che consente di aprirsi gradualmente, senza sentirsi eccessivamente esposti o vulnerabili. Aiuta a percepire il terapeuta come una figura competente, un esperto a cui affidarsi, facilitando un senso di fiducia nella guida professionale. Inoltre, per chi ha difficoltà a stabilire confini, il "lei" nel setting terapeutico può offrire un modello prezioso di relazione strutturata. Grandi figure della psicologia, pur non avendone parlato esplicitamente in termini linguistici, hanno sempre sottinteso l'importanza di un setting rigoroso e professionale, che indirettamente supportava l'uso del "lei" per preservare la chiarezza dei ruoli e la neutralità terapeutica.

Con l'evoluzione delle teorie psicoterapeutiche, l'introduzione del "tu" è diventata sempre più comune, riconoscendo che può immediatamente promuovere un senso di vicinanza, calore e parità, rendendo il paziente a suo agio e incoraggiandolo a sentirsi pienamente accettato e compreso. Questa informalità linguistica può abbattere barriere psicologiche, facilitando una comunicazione autentica e spontanea. Per i pazienti che faticano a connettersi o che hanno vissuto esperienze di distanza emotiva, il "tu" può essere un invito a costruire un'alleanza terapeutica solida e collaborativa. Può inoltre aiutare a sentire il terapeuta come una persona più accessibile, favorendo un senso di condivisione nel percorso di scoperta di sé.

Sia il "tu" che il "lei" offrono vantaggi distinti e preziosi; spesso, la scelta può dipendere dalle preferenze e dall'età del paziente, dalla fase della terapia o dall'obiettivo terapeutico.

Ogni paziente è unico e il linguaggio è fondamentale per la comprensione, la crescita e la guarigione.


 
 
 

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